PERCHE’ SANREMO E’ SEMPRE SANREMO


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Sanremo è lo specchio dell’Italia. Non ha una strategia per il futuro, ha dilapidato le risorse che aveva per trascuratezza e insipienza dei suoi amministratori e vive alla giornata senza preoccuparsi delle giovani generazioni che avranno davanti un futuro incerto e sicuramente peggiore di quello che hanno vissuto i loro genitori. Gusti, abitudini, congiuntura hanno contribuito a cambiare modo di vivere e fatto sparire attività decennali purtroppo senza sia avvenuto un ricambio o una sostituzione con il risultato che la città vive un declino che pare non abbia mai fine.

Pensare che basta andare indietro nel tempo di pochi decenni per trovare una città ancora piena di iniziative, cosmopolita e giovanile, insomma pervasa da quell’entusiasmo che sembra perduto per sempre.

Ma partiamo dall’inizio, Calvino indica come origine di tutti i mali la speculazione edilizia, dimenticando di aggiungere di aver contribuito lui stesso al degrado vendendo i terreni di famiglia a noti palazzinari locali per poi sparire per sempre e non farsi più vedere in quella Sanremo che ora lo onora come figlio benemerito intitolandogli un lungomare. Invece l’edilizia non ha creato danni determinanti, la tanto famigerata e riportata come esempio negativo Via Martiri, agli occhi attuali sembra più che dignitosa con palazzi assai più decorosi di quelli recenti realizzati in quartieri dormitorio in zona San Lorenzo.

Il decadimento o se vogliamo la recessione hanno origine da due eventi ben precisi. Il primo è la globalizzazione che Sanremo ha conosciuto ben prima che questo termine venisse coniato con effetti disastrosi per l’economia locale annientando in pochi anni il settore floricolo semplicemente aprendo i mercati dell’africa e Sud America all’importazione di rose e garofani coltivati a costi infinitamente minori di quelli locali. Risultato: serre abbandonate, aziende un tempo floride sparite, mercato dei fiori diventato una cattedrale nel deserto.

Altro fattore negativo è stata la costruzione di Porto Sole, approdo turistico da 1800 posti barca con opere a terra che avrebbero dovuto comprendere un albergo di lusso, piscine, campi da tennis e una promenade con negozi e ristoranti. Il tutto realizzato negli anni ’70 lungo Corso Trento Trieste eliminando stabilimenti balneari storici e di grande attrattiva turistica. Risultato una struttura in cemento armato dai Sanremesi battezzata “Ecomostro” che tutt’ora fa bella mostra di se, qualche bar, una rivendita di tabacchi, un ristorante che funziona in estate e un grande rimessaggio di barche ormeggiate in attesa dell’estate, di piscine e strutture sportive neanche l’ombra. Anzi alla fine della passeggiata oltrepassato il bar Sud Est vi era un delizioso minigolf immerso nel verde di alberi secolari molto frequentato specialmente nella bella stagione, Ebbene, incorporato nella struttura Porto Sole giace abbandonato all’incuria più totale nella generale indifferenza.

E questo e solo l’inizio. Sanremo aveva una funivia costruita negli anni ’30 tra le più lunghe del mondo con la caratteristica di consentire nel tempo di tre quarti d’ora di passare dal livello del mare ai 1300 metri di Monte Bignone con fermate intermedie al Campo Golf e San Romolo, Orbene un’amministrazione con un minimo di buon senso avrebbe percorso tutte le strade possibili e immaginabili per conservare una struttura così unica compreso fondi Europei per ristrutturazione impianti storici. Invece un amministratore piombato a Sanremo da un paesino del Piemonte difficilmente identificabile sulla carta geografica ha pensato bene di smantellare tutto dicendo che non era più produttivo lasciando unicamente i piloni per imposizione della Soprintendenza Liguria. Anche in questo caso l’operazione si è rivelata non priva di conseguenze: il degrado di Monte Bignone, il lento decadimento di Sanremo, residenza estiva dei notabili Sanremesi e la chiusura definitiva di alcuni ristorantini tipici.

Negli anni ’60 i cinematografi erano 10 più quelli estivi all’aperto, una trentina di nigt club sparsi su tutto il territorio e alcuni ristoranti Pesce D’Oro, Il Bagatto, Il Savarin, il RendezVous, che oggi avrebbero qualche stella Michelin, Alberghi, pensioni di tutte le categorie che in inverno si riempivano   di famiglie e pensionati facoltosi che svernavano al clima mite della Riviera e nella stagione estiva da orde   tedesche, inglesi e scandinave in cerca di sole e divertimento. Sparito tutto! E uno si chiede con premesse simili perché funzionano Monte Carlo, Ibiza, Formentera, Dubrovnik, Gallipoli e qui si vedono solo giovani indigeni depressi.

Il decadimento come una metastasi si allarga infettando tutto il corpo prima sano:

Casinò Costruzione liberty fine ‘800 grandi giocatori, personaggi famosi, grandi industriali, giro di soldi e di donnine ma anche grandi feste e galà Bianco e Nero, della Befana e una stagione teatrale di tutto rispetto il tutto trasferito a Monte Carlo e si vivacchia con le slot.

Cultura Ho già detto dei dieci cinematografi in concorrenza con programmazione diversificata. Un prestigioso cineclub che presentava pellicole fuori circolazione estremamente interessanti e piacevoli da vedere. Adesso un unico gestore programma i film che vuole, la stagione teatrale è inesistente e unico evento nazionale resta il Festival di Sanremo.

Il Festival della Canzone di Sanremo. Idea geniale inizia negli anni ’50 e dopo alcun anni di produzione conformista post evento bellico parte per la tangente con gli “urlatori” antesignani dei successivi capelloni a sconvolgere legione di telespettatori cresciuti a cuore che fa rima con amore. Raggiunge il massimo splendore negli anni sessanta quando vengono coinvolti grandi cantanti stranieri che vengono con grande entusiasmo e una professionalità da noi sconosciuta ad interpretare e i brani nella loro lingua potandoli al successo anche nelle loro nazioni con grande ritorno per l’immagine di Sanremo Da allora solo un continuo decadimento senza alcuna risalita fino al punto più oscuro attuale dove è diventato una succursale di Amici di Maria De Filippi con vincitori meteore dimenticati dopo pochi mesi.

Commercio La strada del lusso è Via Matteotti ora resa pedonale mentre quella prettamente commerciale è Via Palazzo. Via Matteotti poteva degnamente confrontarsi con Via Condotti, forse anche Via Montenapoleone con clienti come Ranieri di Monaco, e emiri che con barche ormeggiate in rada venivano a fare shopping di vestiti e gioielli. E questa era La Sanremo di ieri, adesso dominano i franchising identici in tutte le città e gelaterie industriali. I pochissimi negozi della vecchia guardia sono sopraffatti da catene internazionali che non hanno alcun problema a pagare affitti iperbolici per piazzare un loro punto vendita identico a quello di Milano, Genova, Torino e così di seguito.

Verde pubblico   Con l’ arrivo degli inglesi e le loro ville la città ha avuto un grande sviluppo dei giardini seguendo una moda arrivata dalla Francia dove il prestigio era proporzionale alla magnificenza del parco e varietà di piante in esso contenute. Ciò ha dato grande impulso alla floricoltura con la creazione di un centro sperimentale condotto da un grande botanico dal nome di Mario Calvino sposato con altrettanto famosa botanica Eva Mameli in Calvino ma altri botanici e giardinieri venivano a Sanremo per curare e arredare queste nuove dimore come Agostino Brambilla col suo giardino botanico alla Foce.

Spariti gli ospiti stranieri sono rimaste le ville (quelle non demolite per fare posto a condomini) e i giardini come quelli di Villa Ormond e del palazzo comunale tutti in stile romantico abbelliti da statue e fontane. Guardandoli oggi dopo anni di gestione da parte dell’ Ufficio Giardini generano solo un sentimento di grande tristezza. Sparite fontane e statue, spariti roseti e aiuole fiorite ogni spazio e stato occupato da palme quelle destinate a morire aggredite dal punteruolo rosso e quelle messe a casaccio in sostituzione di quelle malate. Per vedere un giardino degno di tale nome bisogna andare come a solito nella vicina Monte Carlo.

Ma che futuro ci aspetta?   Come dice lo slogan “ perché Sanremo è Sanremo” Sanremo come sempre supererà questi giorni tristi, in fondo ha un clima impareggiabile e rimane sempre un cittadina con il suo fascino a differenza delle vicine (che non me ne vogliano) e della troppo citata Monte Carlo spocchiosa e piena di arricchiti dell’ultima ora a differenza di quelli che ancora amano Sanremo come amano passare inosservati

E allora? Bisogna partire dai giovani e conseguentemente dal turismo. Perché a differenza di quelli che puntano, sbagliando, su una clientela anziana perché ritenuta con più disponibilità (Vedi Bordighera), sono questi che fanno da traino. perché dove ci sono i giovani c’è divertimento c’è musica e la vacanza è palpabile. Sanremo deve entrare del circuito del divertimento, non la misera movida di Piazza Bresca ma la città intera. Si devono aprire locali come negli anni settanta, la musica deve dilagare e la città aperta e disponibile fino all’ alba. Una città franca del divertimento, con disponibilità di accoglienza a prezzi contenuti specie in bassa stagione, e poi eventi di qualità.con il Casino che si deve dare una mossa senza più piangersi addosso nella sua torre d’avorio.

Imprenditori stranieri devono essere incentivati a investire ma basta con seconde case, in attività di spettacolo, intrattenimento, ristorazione di livello, sport, alberghiera.

Tornando a Monte Carlo ormai satura con un territorio pari a un fazzoletto di terra coperto da grattacieli incombenti e inquietanti, cominciamo a “rubare” un po’ della sua clientela presentando un’ offerta altrettanto allettante con in più spazi vivibili e un’ entroterra a due passi che molti ci invidiano.

Lasciamo perdere il campo di atletica a tempi migliori in fondo abbiamo la ciclabile e ritorniamo ad un vero e proprio eliporto perché una città moderna con un Casino e una stagione turistica che copre tutto l’anno non può rinunciare ad una clientela che può permettersi di arrivare all’aeroporto internazionale di Nizza, fare tappa a Monte Carlo e poi ignorare Sanremo. Coraggio!

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Informazioni su nandorimugi

Questo è un cassetto pieno di cianfrusaglie, alcune recenti, altre dimenticate da anni. Come nei mercatini dell' usato basta rovistare, qualche cosa da recuperare si trova sempre e a poco costo.

Pubblicato il 6 dicembre 2015, in Festival della Canzone di Sanremo, politica meditata, Ragionamenti, Sanremo con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Io Sanremo la vedo come una cortigiana ormai vecchia e sola, una bella donna molto apprezzata e richiesta in gioventù che amava le feste e lo champagne e che sapeva come far spendere i ricchi bauscia del boon economico, quelli della fabbrichetta in brianza che venivano giù con lo spiderino, Ora con i suoi vestiti kitsch, rappezzati e macchiati, le calze a rete con i buchi, traballa sui tacchi rotti con l’alito di fernet e il naso incipriato di poca cocaina tagliata con molto borotalco, cercando un kebab tra i vicoli sporchi imprecando contro i tunisini e i bengalesi che vendono a fantasmi rose marce e spanate. Ha tanta nostalgia per i tempi passati ma le troppe volte in cui si è concessa e venduta, le troppe notti sregolate, i soldi facili giocati e perduti alla roulette, la devastazione del suo una volta fiorente corpo, gli concede solo qualche serata in una balera di ragazzini foruncolosi, qualche marchetta televisiva, qualche stecca su una rapida orgia russa, il pizzo sui rivoli di finanziamenti statali sempre più magri. Lasciamole vivere, povera donna, gli ultimi anni nella sua illusione e nella nostalgia, alla sua malattia, la vecchiaia, non c’è cura.

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Nando Rimugi

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