Archivi categoria: Sanremo

sogni, proposte, mugugni

VERDURE RIPIENE AL FORNO alla Ligure


Le verdure da riempire sono: fiori di zucca  cipolle   melanzane  peperoni e zucchini tutto a  crudo.

Gli ingredienti per il ripieno: l’interno delle melanzane e degli zucchini che vengono scavati con un coltellino affilato, la parte interna delle cipolle tagliate a metà in verticale rimuovendo le vaschette troppo piccole da poter  essere riempite, un pugno di fagiolini verdi, una bella patata , uno zucchino , un panino bagnato nel latte, due fette di mortadella, due uova, maggiorana (non troppa) un po’ di pepe , tre cucchiai di parmigiano grattugiato e pane grattugiato. Olio extra vergine d’oliva e sale q.b.

Le verdure che vengono scavate per creare i contenitori da riempire vengono tritate e messe a rosolare nell’olio con uno spicchio d’aglio vestito per dare un po’ di profumo , i fagiolini verdi, la patata tagliata a pezzi e lo zucchino fateli lessare a vapore nella pentola a pressione e quindi mettete anche loro nella casseruola a insaporirsi con le altre verdure salandole.

Quando saranno  cotte passate tutto con lo schiacciapatate  in una ciotola e aggiungete la mortadella -che avrete tritato con il coltello o la mezzaluna insieme alla maggiorana- le due uova, il parmigiano grattugiato e il panino ormai bagnato ben strizzato, aggiungete  una spolverata di pepe .

Impastate bene il tutto e aggiustate di sale; potete adesso riempire le verdure che avrete predisposte nelle misure adatte ad essere riempite (peperoni melanzane e zucchini) i fiori di zucca integri con il picciolo all’interno e le cipolle che avevate già diviso in un tot di vaschette separando le parti tra di loro.

Disponetele in una teglia oliata ,passate ancora un filo d’olio sulle verdure e completate con una spruzzatina di pangrattato su ognuna di esse. Infornate a 180° per una trentina di minuti (controllando la cottura).

Suggerimento: Non usate minipimer o frullatori vari  che trasformerebbero i ripieno in un condensato di minestra.

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PRANZO IN CAMBUSA


BAR U NUSTROMU
San Lorenzo al Mare Imperia Italy

Ormai sono anni che ogni tanto vado in questo ristorante dove non ho mai prenotato. Praticamente sulla spiaggia lo preferisco di inverno e possibilmente col brutto tempo. Allora il pavimento scricchiolante di legno, i vetri appannati, l’ odore di pesce ti proiettano nella spartana cambusa di un peschereccio. Cucina ligure ottima senza fronzoli. Ideale per chi arriva dalla ciclabile e ha bisogno di un po di calore e di calorie. Per amatori.


PUNTERUOLO ROSSO
Purtroppo oggi ho scoperto che non basta abbattere le palme infestate dal punteruolo rosso per cercare di eliminarlo. Con mia grande sorpresa rimuovendo un ceppo di una palma abbattuta due anni fa ormai marcio lasciato a raso suolo, lo ho trovato pieno dei famigerati bacarozzi. Allego primo piano di alcuni esemplari lasciati intatti per foto ricordo.

PUNTERUOLO ROSSO  (Rhynchophorus ferrugineus)  

SANREMO SONDAGGIATA


ArtCraft & Architecture


https://www.google.it/search?q=Art+Craft+Architecture&sa=X&biw=1706&bih=925&tbm=isch&tbo=u&source=univ&ved=0ahUKEwil5ozC2pHYAhUB2BQKHZTmCtYQsAQILQ

BUSSANA VECCHIA – Sanremo Italy


SFIZIO


Una ricetta fresca ed estiva non solo grazie al polpo ma soprattutto alle zucchine trombetta, specialità ligure che durante i mesi trascorsi qui in Liguria diventa sempre protagonista nella cucina di casa mia! Cucino spesso il polpo, e sempre nello stesso modo, tuttavia assolutamente efficace: dopo averlo bollito, fatto raffreddare nell’acqua di cottura e poi […]

via Polpo arrostito con zucchine croccanti —

SANREMO CANCIONES GAGNADORAS 1951 A 1952


FORMICHE


Era una splendida mattinata, il sole già alto in un cielo color cobalto. Carlo in strada procedeva a testa bassa come al solito. Non era un tipo depresso o ingobbito dagli anni, semplicemente con il massimo scrupolo stava attento dove metteva i piedi eppure era già in ritardo ma esperienze passate lo inducevano a questa maniacale attenzione. Non che fosse preoccupato per il ritardo, il lavoro se così si può chiamare era più che altro un impegno di alcune ore cui era obbligato a sottostare, a detta di certi cervelloni per mantenere il suo equilibrio mentale. Camminava dunque a passo lento quando un luccichio dall’altra parte della strada per un attimo gli fa distogliere lo sguardo. Tornando a guardare immediatamente dopo il marciapiede con terrore vede la sua scarpa alzata su una dannata formichina che solitaria se ne andava a spasso per i fatti suoi. Fortunatamente riesce a bloccarsi maledicendo quel bagliore che lo ha distratto e riesce a compiere una piccola deviazione attento che la scampata vittima non avesse altre amiche al seguito. Per fortuna viveva in città e la cosa lo tranquillizzava un pochino, sì, c’erano le mosche ma non erano un problema mentre assai pericolose erano vespe e api. Le api in particolare erano assolutamente da evitare, per fortuna in città la carenza di cibo le rendeva assai rare. Pensava, camminando che infondo la vita non era poi così grama, per esempio le zanzare erano state sconfitte da oltre venti anni dopo lotte con ogni mezzo e tutta la tecnologia allora disponibile. Con i topi dopo anni di guerra totale si era giunti ad un armistizio, una pace armata interrotta ogni tanto da incursioni con saccheggi e distruzioni regolarmente comunicate alla popolazione perché prendesse le precauzioni raccomandate dalle autorità. Un piccolo brivido al pensiero di una gita in campagna con una comitiva di colleghi di quattro anni prima, mai ripetuta in seguito. Era una visita studio ad una piccola fattoria a pochi chilometri dalla città. Una delle poche fattorie in attività monitorata costantemente per verificare se poteva essere replicata magari in scala maggiore e diffusa in altre località. All’arrivo tutto era normale, il titolare gioviale e untuoso ci precedeva nella visita alle mucche da latte quando all’ingresso ci troviamo 20 vacche disposte fianco a fianco che ci impediscono di entrare.                                                                                                                                                                                          (continua)

PENSIERO OTTIMISTA 2017 Dalla vasca da bagno


– Dopo tante merde, finalmente uno stronzo!

DA SANREMONEW. IT Sanremo in fiore


da SANREMONEWS. IT

http://www.sanremonews.it/2017/03/12/leggi-notizia/argomenti/eventi-1/articolo/sanremoinfiore-in-diretta-dal-percorso-le-piu-belle-immagini-dal-percorso-dei-carri-fioriti-v.html

FESTIVAL DI SANREMO dead man walking


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Il Festival di Sanremo dopo una infanzia gracile è cresciuto grazie alla televisione a  forza di ricostituenti ma con scarsi risultati e dopo qualche anno dove sembrava rinvigorito è seguito un lungo declino che si trascina fino ad oggi dove come malato terminale solo le flebo lo tengono in vita. Già negli anni 50 era lo specchio di un tipo di canzoni dove sentimenti strappalacrime la facevano da padrone nel migliore clima democristiano. Poi c’è stato un guizzo di vivacità con l’ avvento degli urlatori cui sono seguiti professionisti di tutto rispetto. Il top è stato raggiunto con la felice idea di abbinare a cantanti italiani cantanti stranieri spesso molto più noti  e bravi che cantavano la stessa canzone in concorso nella loro lingua. In quell’ epoca il festival diventava evento internazionale e i paesi dell’ Est conoscevano le canzoni Italiane e le ricordano ancora adesso. Finito quel periodo è cominciato un declino inesorabile che procedeva pari passo con l’ingerenza sempre più massiccia della Rai e declino o abbandono delle case discografiche. Alla fine il Festival invece di proporre novità si è adagiato su una linea conservatrice melodica: cuore, amore , dolore, sia nei cantanti sia nei conduttori. Risultato nessuno si ricorda non solo le canzoni del festival precedente ma neppure il vincitore. Ora  è solo un evento televisivo che si chiama Festival di Sanremo ma potrebbe benissimo essere fatto anche a Cinisello Balsamo. Quest’ anno con l’eterno Carlo Conti e la De Filippi possiamo recitare  il de profundis perché non c’è più speranza.  I soliti vecchi cantanti riciclati e ragazzotti di Amici, tanti ospiti televisivi e il prodotto è bello confezionato per il loculo. Amen

GELATERIA VECCHIA MATUZIA o il profumo dei limoni


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E’ estate parliamo di gelaterie e per me gelato significa solo crema e frutta: Non ci penso nemmeno ad assaggiare improbabili composti dai colori e nomi esotici. E la mia lingua non si fa condizionare da marchi blasonati o più o meno in voga. Un gelato alla frutta deve conservare e anzi valorizzare il gusto della frutta e per ottenere questo risultato essere confezionato da pochissimo tempo e con frutta freschissima. Io adoro il gusto limone specie quando fa particolarmente caldo e so e il sapore conferma, se è fatto con i meravigliosi limoni di Sanremo per cui era famosa prima dell’ avvento della floricoltura. Infine un consiglio: chi si lamenta del gelato alla fragola, lampone o limone “acquoso” (TripAdvisor) lasci perdere la Gelateria Vecchia Matuzia, la città è piena di gelaterie con cestelli di gelato alla frutta belli gonfi e cremosi!

 

UNA LANCIA A FAVORE DEI “FURBETTI” Lettera a Sanremonews


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Signor Direttore, passato l’effetto mediatico vorrei esprimere il mio parere sulla vicenda dei furbetti del cartellino che ha scatenato lo scandalo a livello nazionale. Ora che sono stati presi provvedimenti disciplinari, sospensioni, e in qualche caso licenziamenti in tronco ci si lamenta della paralisi dell’amministrazione per carenza del personale. A questo proposito parlo di quello di cui sono a conoscenza, settore Edilizia Privata attualmente la più disatrata con un arretrato di più di ottocento pratiche edilizie e oltre duecento sanatorie inevase che non sono certo dovute a qualche assenza dei cosiddetti furbetti ma sono retaggio di una annosa gestione quantomeno poco accorta. Orbene invece rimpolpare l’ufficio trasferendo qualche tecnico da altri meno oberati si è pensato bene di toglierne ancora uno destinato ad altre mansioni. Conseguenza il prevedibile collasso dell’intero apparato senza la speranza di un intervento risolutore in futuro stante che. per smaltire tutto l’arretrato non basterebbero altri 5 tecnici esperti in materia,

Questa situazione fa da corollario ad un quadro generale che riguarda tutta la Provincia dove l’edilizia è da anni in forte recessione con imprese che chiudono e cantieri fermi, grazie anche alle tempistiche per una autorizzazione per un cemento armato che nei migliore dei casi si ottiene dopo sei mesi.

Branda Cujun (da Sanremonews)


Uno dei piatti liguri per eccellenza, a base di baccalà patate e pinoli, il cui nome deriva proprio dal modo in cui viene realizzata, ovvero ‘brandata’, scossa con energia fino al disfacimento e al mescolamento degli ingredienti.

Si è riunita ieri pomeriggio la Commissione competente chiamata a discutere ed approvare la De.Co del ‘Branda Cujun’. Uno dei piatti liguri per eccellenza, a base di baccalà (sbagliato, è stoccafisso!) patate e pinoli, il cui nome deriva proprio dal modo in cui viene realizzata, ovvero ‘brandata’, scossa con energia fino al disfacimento e al mescolamento degli ingredienti.

La Commissione De.Co., guidata dall’Assessore alle Attività Produttive Anna Asseretto, è composta dal Dirigente comunale Mauro Badii, Carlo Rovere in rappresentanza di Confartigianato, Mimmo Alessi, per Confesercenti, Daniela Guglielmi, esperta di gastronomia locale per Cna e Fabio Lelli, esperto del settore commerciale e agroalimentare locale.

Dopo la lettura della ricetta ufficiale del ‘Branda Cujun’, è arrivata l’approvazione ufficiale da parte della Commissione di esperti, preposta alla valutazione. La proposta della De.Co dovrà ora passare dalla Giunta comunale, affinché anche quest’ultima proceda alla sua approvazione; dopodiché chi vorrà chiedere la De.Co. del ‘Branda Cujun’ potrà farlo.

Dopo altri tre prodotti culinari di qualità come ‘Sardenaira’, ‘Pane di San Romolo’ e Gambero Rosso matuziano, anche il ‘Branda Cujun‘ entrerà ben presto nell’èlite gastronomica sanremese.

SANREMO – quello che i turisti non sanno


Quanti turisti vengono a Sanremo, si infilano nel primo ristorante del centro,danno un’occhiata al menù e nel migliore dei casi ordinano spaghetti allo scoglio e di secondo frittura del golfo o pesce al forno (alla ligure dice il cameriere). Quello che non dice ma che, segnato da un asterisco e scritto in piccolo in fondo alla pagina, recita: “possono essere serviti prodotti surgelati”. E qui i turisti si dividono in due categorie: a quelli del nord 4minigamebri-rossi-sanremo1carciofo-578x289 va tutto benissimo, meno il pesce sa di pesce e più è apprezzato, vedi la sciapa frittura di anellini come la chiamano loro. Poi ci sono i terroni quelli a sud di Pavia che guardano il prezzo e si chiedono: come si può mangiare un branzino al forno a 18 euro? Certo che si può, il pesce è o surgelato o di allevamento, idem per gamberetti, totani, e via di seguito. Allora come ci si deve comportare per non mangiare lo stesso pesce che mangeresti a Treviso? Semplice metti in conto di spendere almeno 70 euro a cranio perchè se sei al risparmio lascia stare il pesce e buttati su spaghetti al ragù e cotoletta alla milanese. Ma per quei fortunati che hanno la possibilità di cucinarsi i pasti si offrono esperienze indimenticabili. Intanto alla mattina si va al mercato delle verdura (proprio quello diventato famoso per il signore in mutande) e si comprano i “carciofi di Sanremo” come quelli in foto ma con il gambo lungo che sono i primi fiori, da mangiare crudi in pinzimonio o alla julienne conditi con un filo d’olio extravergine ligure e scaglie di parmiggiano reggiano. Ma vogliamo strafare e allora aspettiamo le 17 quando rientrano i pescherecci al porto vecchio e allora possiamo sfogare tutte le voglie represse che il portafoglio ci consente. A 35 – 40 euro al chilo si comprano i favolosi gamberoni di Sanremo appena pescati. Ma anche saraghi, orate, totani, polpi e a poco prezzo una eccezionale frittura mista, questa si proprio del golfo. Per le ricette vedete un po voi, io li mangio, mica li cucino, ma vi assicuro che ne vale la pena.

SANREMO ieri e oggi


Villa Ormond

a = b ≠ c

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e adesso c'è solo un prato

e adesso c’è solo un prato

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Rhynchophorus ferrugineus


Sarà una mia impressione ma Rhynchophorus ferrugineus ce lo stà mettendo in quel posto
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PERCHE’ SANREMO E’ SEMPRE SANREMO


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Sanremo è lo specchio dell’Italia. Non ha una strategia per il futuro, ha dilapidato le risorse che aveva per trascuratezza e insipienza dei suoi amministratori e vive alla giornata senza preoccuparsi delle giovani generazioni che avranno davanti un futuro incerto e sicuramente peggiore di quello che hanno vissuto i loro genitori. Gusti, abitudini, congiuntura hanno contribuito a cambiare modo di vivere e fatto sparire attività decennali purtroppo senza sia avvenuto un ricambio o una sostituzione con il risultato che la città vive un declino che pare non abbia mai fine.

Pensare che basta andare indietro nel tempo di pochi decenni per trovare una città ancora piena di iniziative, cosmopolita e giovanile, insomma pervasa da quell’entusiasmo che sembra perduto per sempre.

Ma partiamo dall’inizio, Calvino indica come origine di tutti i mali la speculazione edilizia, dimenticando di aggiungere di aver contribuito lui stesso al degrado vendendo i terreni di famiglia a noti palazzinari locali per poi sparire per sempre e non farsi più vedere in quella Sanremo che ora lo onora come figlio benemerito intitolandogli un lungomare. Invece l’edilizia non ha creato danni determinanti, la tanto famigerata e riportata come esempio negativo Via Martiri, agli occhi attuali sembra dignitosa con palazzi assai più decorosi di quelli recenti realizzati in quartieri dormitorio in zona San Lorenzo.

Il decadimento o se vogliamo la recessione hanno origine da due eventi ben precisi. Il primo è la globalizzazione che Sanremo ha conosciuto ben prima che questo termine venisse coniato con effetti disastrosi per l’economia locale annientando in pochi anni il settore floricolo semplicemente aprendo i mercati dell’africa e Sud America all’importazione di rose e garofani coltivati a costi infinitamente minori di quelli locali. Risultato: serre abbandonate, aziende un tempo floride sparite, mercato dei fiori diventato una cattedrale nel deserto.

Altro fattore negativo è stata la costruzione di Porto Sole, approdo turistico da 1800 posti barca con opere a terra che avrebbero dovuto comprendere un albergo di lusso, piscine, campi da tennis e una promenade con negozi e ristoranti. Il tutto realizzato negli anni ’70 lungo Corso Trento Trieste eliminando stabilimenti balneari storici e di grande attrattiva turistica. Risultato una struttura in cemento armato dai Sanremesi battezzata “Ecomostro” che tutt’ora fa bella mostra di se, qualche bar, una rivendita di tabacchi, un ristorante che funziona in estate e un grande rimessaggio di barche ormeggiate in attesa della bella stagione.Strutture sportive neanche l’ombra, Alla fine della passeggiata, oltrepassato il bar Sud Est, vi era un delizioso minigolf immerso nel verde di alberi secolari molto frequentato specialmente da ragazzi, Ebbene, incorporato nella struttura Porto Sole giace abbandonato all’incuria più totale nella generale indifferenza.

E questo e solo l’inizio. Sanremo aveva una funivia costruita negli anni ’30 tra le più lunghe del mondo con la caratteristica di consentire nel tempo di tre quarti d’ora di passare dal livello del mare ai 1300 metri di Monte Bignone con fermate intermedie al Campo Golf e San Romolo, Orbene un’amministrazione con un minimo di buon senso avrebbe percorso tutte le strade possibili e immaginabili per conservare una struttura così unica, compreso fondi Europei per ristrutturazione di impianti storici. Invece un amministratore piombato a Sanremo da un paesino del Piemonte difficilmente identificabile sulla carta geografica ha pensato bene di smantellare tutto dicendo che l’impianto non era più produttivo lasciando unicamente i piloni a futura memoria per imposizione della Soprintendenza Liguria. Anche in questo caso l’operazione si è rivelata non priva di conseguenze: degrado di Monte Bignone, l lento decadimento di San Romolo, residenza estiva dei notabili Sanremesi e la chiusura definitiva di alcuni ristorantini tipici.

Negli anni ’60 i cinematografi erano 10 più quelli estivi all’aperto, una trentina di nigt club sparsi su tutto il territorio e alcuni ottimi ristoranti: Pesce D’Oro, Il Bagatto, Il Savarin, il RendezVous, che oggi avrebbero qualche stella Michelin. Alberghi, pensioni di tutte le categorie che in inverno si riempivano di famiglie e pensionati facoltosi che svernavano al clima mite della Riviera e nella stagione estiva da orde   tedesche, inglesi e scandinave in cerca di sole e divertimento. Sparito tutto! E uno con premesse simili si rende conto perché funzionano Monte Carlo, Ibiza, Formentera, Dubrovnik, Gallipoli e qui si vedono solo giovani indigeni depressi.

Il decadimento come una metastasi si allarga infettando tutto il corpo prima sano: Casinò Costruzione liberty fine ‘800 grandi giocatori, personaggi famosi, grandi industriali, giro di soldi e di donnine ma anche grandi feste e galà Bianco e Nero, della Befana e una stagione teatrale di tutto rispetto. Tutto trasferito a Monte Carlo e qua si vivacchia con le slot.

Cultura Ho già detto dei dieci cinematografi in concorrenza con programmazione diversificata. Un prestigioso cineclub che presentava pellicole fuori circolazione estremamente interessanti. Adesso un unico gestore programma i film che vuole, la stagione teatrale è inesistente e unico evento nazionale resta il Festival di Sanremo.

Il Festival della Canzone di Sanremo. Idea geniale, inizia negli anni ’50 e dopo alcuni anni di produzione conformista post evento bellico parte per la tangente con gli “urlatori” antesignani dei successivi capelloni a sconvolgere legioni di telespettatori cresciuti a cuore che fa rima con amore. Raggiunge il massimo splendore negli anni sessanta quando vengono coinvolti grandi cantanti stranieri che vengono con grande entusiasmo e una professionalità da noi sconosciuta ad interpretare i brani nella loro lingua potandoli al successo anche nelle loro nazioni con grande ritorno per l’immagine di Sanremo. Da allora solo un continuo decadimento senza alcuna risalita fino al punto più oscuro attuale dove è diventato una succursale di Amici di Maria De Filippi con vincitori meteore dimenticati dopo pochi mesi.

Commercio La strada del lusso è Via Matteotti ora resa pedonale mentre quella prettamente commerciale è Via Palazzo. Via Matteotti poteva degnamente confrontarsi con Via   Condotti, forse anche Via Montenapoleone con clienti come Ranieri di Monaco, e emiri che con barche ormeggiate in rada venivano a fare shopping di vestiti e gioielli. E questa era La Sanremo di ieri, adesso dominano i franchising identici a quelli presenti in qualsiasi altra città e gelaterie industriali. I pochissimi negozi della vecchia guardia sono sopraffatti da catene internazionali che non hanno alcun problema a pagare affitti iperbolici per piazzare un loro punto vendita identico a quello di Milano, Genova, Torino e così di seguito.

Verde pubblico   Con l’ arrivo degli inglesi e le loro ville la città ha avuto un grande sviluppo dei giardini seguendo una moda arrivata dalla Francia dove il prestigio era proporzionale alla magnificenza del parco e varietà di piante in esso contenute. Ciò ha dato grande impulso alla floricoltura con la creazione di un centro sperimentale condotto da un grande botanico dal nome di Mario Calvino sposato con altrettanto famosa botanica Eva Mameli ma altri botanici e giardinieri venivano a Sanremo per curare e arredare queste nuove dimore come Agostino Brambilla col suo giardino botanico alla Foce.

Spariti gli ospiti stranieri sono rimaste le ville (quelle non demolite per fare posto a condomini) e i giardini come quelli di Villa Ormond e del palazzo comunale tutti in stile romantico abbelliti da statue e fontane. Guardandoli oggi dopo anni di gestione da parte dell’ Ufficio Giardini generano solo un sentimento di grande tristezza. Sparite fontane e statue, spariti roseti e aiuole fiorite ogni spazio e stato occupato da palme quelle destinate a morire aggredite dal punteruolo rosso e quelle messe a casaccio in sostituzione di quelle malate. Per vedere un giardino degno di tale nome bisogna andare come a solito nella vicina Monte Carlo.

Ma che futuro ci aspetta?   Come dice lo slogan “ perché Sanremo è Sanremo” Sanremo come sempre supererà questi giorni tristi, in fondo ha un clima impareggiabile e rimane sempre un cittadina con il suo fascino a differenza delle vicine (che non me ne vogliano) e della troppo citata Monte Carlo spocchiosa e piena di arricchiti dell’ultima ora a differenza di quelli che ancora amano Sanremo come amano passare inosservati.

E allora? Bisogna partire dai giovani e conseguentemente dal turismo. Perché a differenza di quelli che puntano, sbagliando, su una clientela anziana perché ritenuta con più disponibilità (Vedi Bordighera), sono questi che fanno da traino. perché dove ci sono i giovani c’è divertimento c’è musica e la sensazione di essere in vacanza è palpabile. Sanremo deve entrare del circuito del divertimento, non la misera movida di Piazza Bresca ma la città intera. Si devono aprire locali come negli anni settanta, la musica deve dilagare e la città aperta e disponibile fino all’ alba. Una città franca del divertimento, con disponibilità di accoglienza a prezzi contenuti specie in bassa stagione, e poi eventi di qualità con il Casino a fare da traino dandosi una mossa senza più piangersi addosso nella sua torre d’avorio.

Imprenditori stranieri devono essere incentivati a non in seconde case ma in attività di spettacolo, intrattenimento, ristorazione di alto livello, sport.

Tornando a Monte Carlo ormai satura e con un territorio pari a un fazzoletto di terra coperto da grattacieli incombenti a volte inquietanti, cominciamo a “rubare” un po’ della sua clientela presentando un’ offerta altrettanto allettante con in più spazi vivibili e un’entroterra a due passi dalla costa che molti ci invidiano.

Lasciamo perdere il campo di atletica a tempi migliori in fondo abbiamo la ciclabile.

Ripensiamo invece alla costruzione di un vero e proprio eliporto perché una città moderna ancora con un certo fascino, dotata di Casino e con una stagione turistica che copre tutto l’anno non può rinunciare ad una fetta di clientela che può permettersi   di arrivare da ogni parte del mondo all’aeroporto internazionale di Nizza prendere un elicottero e fare tappa a Monte Carlo ignorando completamente Sanremo. Coraggio!

PUNTERUOLO ROSSO una guerra persa?


Ho avuto incontri del terzo tipo con il punteruolo rosso. Mi ero accorto che qualcosa non andava alla mia palma canariensis di circa 3 mt. le foglie più basse recentemente si erano inclinate rispetto alla posizione naturale. Tagliandole mi sono accorto che alla base vi erano macchie scure che si rivelavano dei tappi di materiale masticato che chiudevano un cunicolo lungo anche 30 cm inclinato verso il basso e con direzione il centro della palma.
Da un paio di questi ho estratto l ‘ospite che messo in un barattolo e irrorato con insetticida è sopravvissuto per due giorni fino a quando l’ ho schiacciato con la scarpa. Conclusione la mia palma è praticamente persa e viste le protezioni della bestia la lotta mi sembra impari se non persa in partenza.

A Sanremo l ‘infestazione ha preso proporzioni impossibili da contenere e tutte le palme del tipo canariensis sono condannate se non si interviene con la lotta biologica come suggerisce  l’articolo preso da wikipedia.

punteruolWIKIPEDIA:

Beauveria bassiana è un fungo endofita con proprietà entomopatogene utilizzato nella lotta biologica, in grado di causare danni a diversi tipi di insetti agendo come parassita.

Il fungo provoca una malattia conosciuta come calcino o malattia del baco da seta. Quando lespore del fungo entrano in contatto con il corpo di un insetto, germinano, entrano nel corpo e vi sviluppano, uccidendo l’insetto. Dopo la morte dell’insetto una schiuma bianca si sviluppa sul cadavere producendo nuove spore. Gran parte degli insetti che vivono sul suolo hanno sviluppato difese naturali contro la Beauveria bassiana, tuttavia molti altri ne sono suscettibili.

Il fungo non infetta l’uomo né gli altri mammiferi ed è pertanto considerato un insetticida naturale contro insetti infestanti come le termiti.

È attualmente allo studio il suo utilizzo come mezzo di controllo della zanzara Anopheles, portatrice della malaria, attraverso la dispersione delle spore sulle aree infestate,

Il nome della specie è un omaggio al naturalista italiano Agostino Bassi che nel 1835, grazie ad un’approfondita sperimentazione dimostrò che il mal del calcino del baco da seta era causato dal fungo.

La Beauveria bassiana è la forma anamorfica (forma di riproduzione asessuale) della specie Cordyceps bassiana.

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