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MOSTRA A SANREMO

MOVIMENTO AL FEMMINILE


VILLE, ALBERI, GIARDINI


Giardini di Villa Nobel

RIVIERA DEI FIORI Italy


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Flower of the Day – January 23, 2016 – Peonies


Feel free to add your floral photo to the comments.  This way we can all enjoy everyone’s flowers. Qi (energy) hugs Cee

Sorgente: Flower of the Day – January 23, 2016 – Peonies

SARDENAIRA


Se volete mangiare la sardenaira o siete di Sanremo o ci dovete andare. Se siete di Sanremo nessun problema ci sono locali che la vendono a pezzi appena levata dal forno. Se non siete di Sanremo ci sono due possibilità o abitate nel raggio di 200 Km. o state in capo al mondo. Se state entro i 200 Km non ci sono problemi, prendete l’auto e in un paio d’ore siete seduti ad un tavolino con una bella fetta in mano e un bicchiere di vino rossese. Se site a Honolulu ci sono due possibilità, o uscite di casa e andate nella prima pizzeria che trovate e mangiate quella roba gommosa piena di sugo chiamata pizza oppure tentate di farvene una a casa. Se decidete di fare la sardenaira in casa dovete sapere che la somiglianza con l’originale diminuisce ad una velocità pari al quadrato della distanza da Sanremo. Se siete comunque intenzionati a cimentarvi nell’impresa abbiate l’accortezza di procurarvi almeno i seguenti ingredienti: olio extravergine di oliva (Italiano! Possibilmente della Liguria) olive piccole quasi verdi con gusto amarognolo, aglio fresco in spicchi, odoratelo deve profumare non puzzare, lievito di birra (se mangiate pane troverete anche quello), acciughe sotto sale, origano e capperi sotto aceto o sotto sale (in un paese civilizzato si possono trovare), ovviamente sale e farina, cipolla. Con tutti questi ingredienti potete cimentarvi seguendo la ricetta (originale) che segue. Quello che mangerete starà alla sardenaira come il plumcake alla paella ma almeno ci avrete provato. Buon appetito.

 

focaccia-sardenaria

 

Ricetta per 4-6 persone)

Ingredienti: 1 kg di farina, 1 dl d’extravergine ligure, 25 g di sale, 50 g di lievito di birra, acciughe sotto sale, olive taggiasche in salamoia, cipolla, aglio di Vessalico, origano, capperi, salsa di pomodori pelati

Preparazione (tempo circa 30-40 minuti escluso l’impasto). Questa torta prende il nome dalle sardine, vedi piatti mediterranei essenziali,

S’impasta nel modo tradizionale la pasta aggiungendo lievito e sale, la si lascia riposare almeno un’ora e la si spande in una teglia (tegame) possibilmente in ferro e con bordo basso già unta, rialzando un po’ i bordini, Sovrapporre all’impasto poca salsa di pomodoro poco cotta assieme alla cipolla (deve essere coperta dalla salsa non annegata), spargete i filetti di acciuga spezzettati, i capperi , spingete nella pasta le olive taggiasche e aglio in spicchi. Infine spargere un po d’olio e spolverate con l’origano.
Infornare per circa 30 minuti alla temperatura di 180° La sardenaira va in forno una ventina di minuti a 220°, o qualche minuto in più se si tiene il calore più basso (40 minuti a 150°), e si degusta un po’ croccante.

Non azzardatevi a berci sopra acqua o bevande dolci gassate, gli Dei della Sardinara potrebbero farvi trascorrere l’intera notte in bagno!

Ristorante Santi Poeti Navigatori – CARPASIO MON AMUR –


Carpasio

Quando si prenota all’ultimo momento spesso viene risposto: sì per due c’è ancora posto. Poi quando si arriva al ristorante il posto per due è nelle posizioni più strane e sentendosi in colpa non ci si può neanche lamentare. Cosi capita che viene proposto un tavolo infilato in nicchia da finestra con stendardo appeso al muro con madonna in vestito di ordinanza bianco e azzurro e angioletti ai piedi sulla destra, altra madonna appesa sulla sinistra e altra in posizione più defilata. Praticamente circondati abbiamo preso il menù degustazione e per fortuna come si sa la madonna ha sempre gli occhi rivolti al cielo e cosi le tre al nostro tavolo non ci guardavano nel piatto. A parte le madonne che sicuramente si troveranno bene tra tutte quelle buaserie in noce scuro, tappezzerie bordò e candele accese l’ambiene è molto accogliente e l’ atmosfera piacevole anche per un non credente. In effetti è molto raccolto e certamente raffinato, apprezzabili i bicchieri e le coppe in cristallo stile ottocento, i piatti decorati (Limoges?) e posaterie in stile. Si vabbè ma come si mangia? Diciamo che una coppia molto innamorata troverebbe tutto stupendo, un piccolo locale in stile molto francese infilato in un paesino dell’entroterra di Taggia. Si vabbè ma come si mangia? Le portate sono molto ben presentate, gli accostamenti dei sapori originali il purè di patate blu è blu. Sì, ma come si mangia? Si mangia!

SANREMO “LA DOLCE VITA”


Anche Sanremo ha avuto la “sua” Dolce vita tra i primi anni sessanta e la fine degli anni settanta. Mi piace ricordare quel periodo e quell’atmosfera che ritengo siano stati bellissimi e per quelli che erano giovani allora indimenticabili.

Sanremo era veramente la città del divertimento e i night club (non squallide discoteche o balere) spaziavano da Ospedaletti fino a Bussana , spingendosi fino quasi a San Romolo e al sabato la movida dilagava per tutta la città. La musica trasmessa era quanto di meglio ci fosse a livello internazionale e il Whisky a Gogo e La Botte di Diogene facevano a gara per trasmettere per primi le novità discografiche del momento. L’ estate poi era piena di “villeggianti” ,da non confondere con i turisti, con prole al seguito cui si aggiungevano orde di vichinghe affamate di sole e di divertimento.

Tutto cominciò nel 81 con le feste proibitissime al Castello Devachan in corso Inglesi, incubo delle mamme dell’epoca. Poi venne il Whisky a Gogo, il Tropical, la Grotta del Drago, la Pigna D’oro, la Cave, i Torchi, il Carousel, il Bellavista, il Night and Day, il Samanta e altri ancora che adesso non ricordo. Ma mi piace ricordare i mitici personaggi di allora. Che fine avrà fatto Gianni Comodino? e Kiki la Cosacca? Chi si  ricorda più della bellissima, trasgressiva e sfortunata Nazzarena?  Chissà se ne sa qualcosa Testa in Discesa?

SANREMO, DOVE OSANO LE AQUILE


Vi ricordate Tafazzi? Quello che si tirava bottigliate sulle palle e rideva? Beh Sanremo potrebbe essere la sua città natale. Un esempio? A pian di Poma, area ricavata dalle  discariche  della speculazione edilizia anni 50′ e 60′, oggetto di infiniti progetti di riqualificazione e occupata da strutture per lo sport eternamente precarie, avevano realizzato una pista per atterraggio elicotteri. Non era un vero eliporto ma serviva per le emergenze e era anche utilizzata da qualche riccone che magari aveva la barca in rada o arrivava da Montecarlo per una capatina al Casinò con seguito di moglie a fare shopping. Specilmente nei mesi estivi si notava un certo traffico. Siccome a Sanremo applicando il metodo Tafazzi per fare una cosa bisogna distruggere quella che c’è già, cosa si sono inventati?.  Hanno demolito la pista di atterraggio e al suo posto costruito una pista di atletica costata qualche milione. Risultato? Ultimata da oltre un anno è ricettacolo di topi e erbacce, atleti manco l’ombra. In compenso abbiamo perso una delle poche occasioni disponibili per incentivare quel poco turismo di elite che latita ormai da decenni con conseguenti piagnistei  dei dirigenti della casa da gioco e dei nostri amministratori. Nel 2015 ci sarà l’ esposizione universale a Milano, arriverà gente da tutto il mondo, molti faranno scalo all’areoperto di Nizza, Noi in mezzo staremo a guardare.

aujourd’hui on scannerise


estate

estate

aujourd’hui on scannerise

Sicilia

Sicilia

sanremo 1962

sanremo 1962

intimità

intimità

aujourd'hui on scannerise

Ah Paris, Paris, Paris

Ah Paris, Paris, Paris

aujourd’hui on scannerise.

QUANDO A SANREMO VENIVANO I RICCHI

QUANDO A SANREMO VENIVANO I RICCHI

RISTORANTE IL GALLO DELLA CHECCA Ranzo (Imperia)


A Ranzo statale 453 Imperia
Non sempre quando si vaga, specie alla domenica a mattina avanzata, in cerca di un ristorante si rischia di saltare il pasto o si mangia in maniera infame nel primo posto che capita. Diciamo che le probabilità sono del 75% e ti fanno giurare che mai più girovagare senza prenotare. E’ per questo motivo che quando capita di incappare in un locale piacevole e mangi come dio comanda sembra quasi un miracolo e tutto divino. Il Gallo della Checca trovato alle 13,30 sul bordo della strada dopo aver girovagato inutilmente in cerca di qualche ritrovo dove rifocillarsi ci è apparso come l’oasi a un viandante dopo ore di traversata del deserto. Esternamente una villeta, internamente una certa ricercatezza, a parte il pavimento, coperto però da tappenti sotto tavoli apparecchiati con molta accuratezza. Cantina fornita e pochi piatti ma molto raffinati eseguiti magistralemnte con prodotti locali di stagione. Ottima tartare al tartufo, tagliatelle tagliate a mano con funghi secchi locali. Dolci della casa da grande cucina. Proprietaria gentile e competente,conoscenze importanti e frequentazioni tra i grandi della cucina, pareva Oscar Farinetti in gonnella, se avesse avuto le gonne. Vino locale ottimo, prezzo medio alto. Si consiglia prenotazione e portafoglio adeguato.

SANREMO DISBOSCATA


e adesso c'è solo un prato

e adesso c’è solo un prato

Il   2012  anno horribilis per definizione non lo è stato da meno anche per le piante e i giardini di Sanremo. Si è infatti intensificato  il taglio sistematico di alberi ornamentali e  parimenti l’ insediamento che ormai può definirsi invasivo di palme di tutte le dimensioni. Corso degli Inglesi è la triste rappresentazioe di quello che era solo pochi decenni fa. Non si contano gli spazi vuoti lasciati dalle piante tagliate, ultima una maestosa quercia all’ imboco di Via Nuvoloni. In Via Nino Bixio basta contare i buchi vuoti lascsiati dove sono stati tagliati i pini.  Ne mancano ben 15, la maggior parte tagliati di recente e , caso strano, 7 uno di seguiito all’ altro proprio davanti agli uffici amministrativi del casinò ex uffici AMAIE. E’ stata tagliata una casuarina alta più di 25 metri che faceva bella mostra a lato della chiesa ortodossa dalla stazione ferroviaria, sostituita adesso da una incomprensibile  croce in legno.  Via Barabino, invece di ridisegnare i marciapiedi modificandone  il percorso pedonale si è preferito tagliare tutti i pini che facevano ala al viale. Risultato, una strada desolata da periferia urbana con brutti condomini ora in piena vista.  Villa Ormond, a confine con la pista  ciclabile, vi era una maestosa pianta di eucalipus dove avevano trovato dimora una colonia di pappagalli che erano uno spettacolo da guardare. Adesso dell’ eucaliptus è rimasto solo il ceppo tagliato a raso e fanno bella mostra di sè una fila di ben 25 nuove palme. Anche tutto quello che è colorato da fastidio, diversamente sarebbe inconcebibile sradicare un roseto che fa sa bordura ad un vialetto sempre a villa Ormond preferendo uniformare tutto in anonimo prato. L’ impressione che complessivamente se ne ricava è una manutenzione dei giardini  gestita non da giardinieri ma da boscaioli la cui massima libidine è quella di tagliare e abbattere. Per non parlare dell’ infestazione delle palme, sembra che il Comune di Sanremo ne abbia una scorta inesauribile perchè riesce ad infilarle in  ogni spazio disponibile. Se invece le compra mi piacerebbe sapere da  chi e quanto spende.

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