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RISTORANTE TRATTORIA ALLA POSTA (PIGNA IMPERIA)


Ristorantino sulla piazza che sta facendo progressi proponendo una ampia varietà di piatti anche se io lo preferivo più ruspante. Speriamo che non prenda l’ andazzo tipico della zona di adeguare piatti e gusti alla clientela francese. Comunque un ottimo coniglio alla ligure degno di locali più blasonati, e buona varietà di dolci. Un commento sui ravioli: Una rarità nei ristoranti, veramente fatti a mano con pasta sottile e unica piega. peccato che l’impasto frullato e poco saporito guasti un po il piacere di gustarli. Ragazze ancora un piccolo sforzo!

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Ristorante SANTO SPIRITO Molini di Triora (Imperia)


Non, je ne regrette rien

La prima impressione è buona, come entrati non ti imbarazzano con la fatidica frase: Avete prenotato? con seguente gesto sconsolato se dite di no accompagnato da sguardo panoramico sulla sala ancora vuota. 

Il ristorante è storico, demolito dai tedeschi nell’ultima guerra e ricostruito. E se non fosse per un grande televisore al plasma a parete, sembrerebbe di essere ripiombati negli anni ’50. Due grandi sale dove lo sguardo spazia su decine d apparecchi radio d’epoca, quadri, manifesti, bacheche con ritagli di giornale e musica di sottofondo che ci accompagnerà per tutto il pranzo: Non, je ne regrette rien di Edith Piaf.

Servizio professionale da ristorante, antipasti caldi e freddi dichiarati tipici liguri scarsini e che più che liguri sembravano piemontesi, con quelle fruttatine, vol au vent e panicia di ceci. Clientela varia: bickers in pelle, indigeni locali, turisti inglesi vegetariani. Volendo stare leggero causa poco appetito ho ordinato trippe e fagioli con seguito dopo lunga e piacevole conversazione con l’ anziana proprietaria di gran piatto di lumache (specialità della zona). Dolce e caffè e grappino finale spesa 25 euro a testa. Come è andata? Merita più il posto che il cibo, comunque je ne regrette rien, “a me piacque”.

IL DEHOR DEL MARINAIO (benestante)


Sul porto vecchio Via Nazario Sauro questo nuovissimo ristorante (ma i gestori sono gli stessi del ristorante Osteria del Marinaio di Piazza Bresca), allineato come gli altri lungo il muro dell’ex ferrovia ora pista ciclabile salta subito all’occhio per la raffinatezza dell’ambientazione messa maggiormente in risalto dalla “normalità” della concorrenza. Giocato tutto sui bianchi e azzurri sembra di essere sotto il tendalino di uno yacht di lusso con davanti il passeggio. Camerieri impeccabili e servizio di classe. In due, alle 8 e 30 senza prenotare come da consuetudine, flute di benvenuto, antipasto 5 ostriche a testa e secondo una orata scelta dalla moglie tra i pesci in bella vista da cucinare alla ligure e infine dolce con gelato al mandarino cinese con frutti di bosco il tutto innaffiato da un buon pigato. Beh abbiamo mangiato bene, il pesce era freschissimo fatto vedere da cotto, sfilettato, guarnito e con testa in piattino a parte (finezza che capiamo noi indigeni). Unico appunto, nella guarnizione del pesce noto con orrore insulse olive nere snocciolate! A Sanremo! 7 Km da Taggia mi togli il piacere del gusto amarognolo di una delle più famose olive d’Italia? Mannaggia Chef!   Il conto mi ha ricordato quello di un aperitivo preso in un famoso bar di Venezia frequentato da un ancor più famoso scrittore americano. Stesso piccolo mancamento ma insomma non saremo a Saint Tropez a pranzare con personaggi famosi ma nel tavolo accanto c’erano due bionde bianchissime con micro pantaloncini e altrettanto micro minigonna. E il conto? Non me lo ricordo più.

 

VILLE, ALBERI, GIARDINI


Giardini di Villa Nobel

RIVIERA DEI FIORI Italy


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Ristorante Giappun “Tempo di olio nuovo”


Dei tre ristoranti che quest’anno aderiscono alla 23a   edizione di “ A tavola con l’olio nuovo” uno è lo storico ristorante Giappun di Vallecrosia. Un po’ prevenuti perché oggetto delle più contrastanti valutazioni, da eccellente ad addirittura scadente, criticato per i prezzi troppo alti, siamo andati a cena attirati da questa iniziativa che si ripete dal 1 febbraio al 24 marzo ogni anno.

In una traversa una sala non grande divisa in due da mensola con statua di personaggio in paramenti rossi dall’aspetto inquietante, arredamento un po’ freddino, pareti bianche, pochi arredi, luci spot a soffitto. Tavola impeccabile, camerieri gentilissimi in grande uniforme, abbiamo mangiato in modo sublime come poche altre volte una cucina ligure rivisitata di grande livello. Riporto il menù: Gamberi al vapore con purea di ceci – Fiore di zucca farcito con pescatrice e sua vellutata – Burrida di seppie con carciofi –Tagliolini ai frutti di mare – Pescato del giorno al vapore con legumi di stagione – crema inglese all’olio d’oliva mantecata e i suoi biscottini vino bianco Vermentino di Gallura.

Ogni piatto era accompagnato da una bottiglia d’olio d’oliva di nuova spremitura Dolceacqua, Pietrabruna, Camporosso, Oneglia con cui si poteva aggiungere condimento. Noi grandi intenditori ne abbiamo messo alcune gocce su un pezzetto di pane per gustarne appieno sapori e aromi e stilare una classifica, giudice lo chef: bocciati in pieno! Prezzo vini inclusi 60 euro, approfittatene gente!

Flower of the Day – January 23, 2016 – Peonies


Feel free to add your floral photo to the comments.  This way we can all enjoy everyone’s flowers. Qi (energy) hugs Cee

Sorgente: Flower of the Day – January 23, 2016 – Peonies

SANREMO – quello che i turisti non sanno


Quanti turisti vengono a Sanremo, si infilano nel primo ristorante del centro,danno un’occhiata al menù e nel migliore dei casi ordinano spaghetti allo scoglio e di secondo frittura del golfo o pesce al forno (alla ligure dice il cameriere). Quello che non dice ma che, segnato da un asterisco e scritto in piccolo in fondo alla pagina, recita: “possono essere serviti prodotti surgelati”. E qui i turisti si dividono in due categorie: a quelli del nord 4minigamebri-rossi-sanremo1carciofo-578x289 va tutto benissimo, meno il pesce sa di pesce e più è apprezzato, vedi la sciapa frittura di anellini come la chiamano loro. Poi ci sono i terroni quelli a sud di Pavia che guardano il prezzo e si chiedono: come si può mangiare un branzino al forno a 18 euro? Certo che si può, il pesce è o surgelato o di allevamento, idem per gamberetti, totani, e via di seguito. Allora come ci si deve comportare per non mangiare lo stesso pesce che mangeresti a Treviso? Semplice metti in conto di spendere almeno 70 euro a cranio perchè se sei al risparmio lascia stare il pesce e buttati su spaghetti al ragù e cotoletta alla milanese. Ma per quei fortunati che hanno la possibilità di cucinarsi i pasti si offrono esperienze indimenticabili. Intanto alla mattina si va al mercato delle verdura (proprio quello diventato famoso per il signore in mutande) e si comprano i “carciofi di Sanremo” come quelli in foto ma con il gambo lungo che sono i primi fiori, da mangiare crudi in pinzimonio o alla julienne conditi con un filo d’olio extravergine ligure e scaglie di parmiggiano reggiano. Ma vogliamo strafare e allora aspettiamo le 17 quando rientrano i pescherecci al porto vecchio e allora possiamo sfogare tutte le voglie represse che il portafoglio ci consente. A 35 – 40 euro al chilo si comprano i favolosi gamberoni di Sanremo appena pescati. Ma anche saraghi, orate, totani, polpi e a poco prezzo una eccezionale frittura mista, questa si proprio del golfo. Per le ricette vedete un po voi, io li mangio, mica li cucino, ma vi assicuro che ne vale la pena.

SANREMO ieri e oggi


Villa Ormond

a = b ≠ c

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e adesso c'è solo un prato

e adesso c’è solo un prato

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Rhynchophorus ferrugineus


Sarà una mia impressione ma Rhynchophorus ferrugineus ce lo stà mettendo in quel posto
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SARDENAIRA


Se volete mangiare la sardenaira o siete di Sanremo o ci dovete andare. Se siete di Sanremo nessun problema ci sono locali che la vendono a pezzi appena levata dal forno. Se non siete di Sanremo ci sono due possibilità o abitate nel raggio di 200 Km. o state in capo al mondo. Se state entro i 200 Km non ci sono problemi, prendete l’auto e in un paio d’ore siete seduti ad un tavolino con una bella fetta in mano e un bicchiere di vino rossese. Se site a Honolulu ci sono due possibilità, o uscite di casa e andate nella prima pizzeria che trovate e mangiate quella roba gommosa piena di sugo chiamata pizza oppure tentate di farvene una a casa. Se decidete di fare la sardenaira in casa dovete sapere che la somiglianza con l’originale diminuisce ad una velocità pari al quadrato della distanza da Sanremo. Se siete comunque intenzionati a cimentarvi nell’impresa abbiate l’accortezza di procurarvi almeno i seguenti ingredienti: olio extravergine di oliva (Italiano! Possibilmente della Liguria) olive piccole quasi verdi con gusto amarognolo, aglio fresco in spicchi, odoratelo deve profumare non puzzare, lievito di birra (se mangiate pane troverete anche quello), acciughe sotto sale, origano e capperi sotto aceto o sotto sale (in un paese civilizzato si possono trovare), ovviamente sale e farina, cipolla. Con tutti questi ingredienti potete cimentarvi seguendo la ricetta (originale) che segue. Quello che mangerete starà alla sardenaira come il plumcake alla paella ma almeno ci avrete provato. Buon appetito.

 

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Ricetta per 4-6 persone)

Ingredienti: 1 kg di farina, 1 dl d’extravergine ligure, 25 g di sale, 50 g di lievito di birra, acciughe sotto sale, olive taggiasche in salamoia, cipolla, aglio di Vessalico, origano, capperi, salsa di pomodori pelati

Preparazione (tempo circa 30-40 minuti escluso l’impasto). Questa torta prende il nome dalle sardine, vedi piatti mediterranei essenziali,

S’impasta nel modo tradizionale la pasta aggiungendo lievito e sale, la si lascia riposare almeno un’ora e la si spande in una teglia (tegame) possibilmente in ferro e con bordo basso già unta, rialzando un po’ i bordini, Sovrapporre all’impasto poca salsa di pomodoro poco cotta assieme alla cipolla (deve essere coperta dalla salsa non annegata), spargete i filetti di acciuga spezzettati, i capperi , spingete nella pasta le olive taggiasche e aglio in spicchi. Infine spargere un po d’olio e spolverate con l’origano.
Infornare per circa 30 minuti alla temperatura di 180° La sardenaira va in forno una ventina di minuti a 220°, o qualche minuto in più se si tiene il calore più basso (40 minuti a 150°), e si degusta un po’ croccante.

Non azzardatevi a berci sopra acqua o bevande dolci gassate, gli Dei della Sardinara potrebbero farvi trascorrere l’intera notte in bagno!

MARO’, una salsa primaverile di Sanremo


Salsa marò: 200 grammi di fave già sbucciate, 50 grammi di pecorino, mezzo spicchio d’aglio, 50 cc. d’olio extavergine di oliva, menta, pestare il tutto in mortaio come per il pesto fino a rendere il composto cremoso.
Volete un piatto da Re? Un letto di carciofi di Sanremo tagliati a julienne cinque gamberi di Sanremo sgusciati e disposti sopra. Ricoprire il tutto con salsa marò e i due gamberoni rossi di Sanremo crudi. Decorare il tutto con un filo di olio extra vergine Ligure e foglioline di menta.

AMORE PER LA NATURA


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Ristorante “La Casetta” Imperia


Branda, Branda, Branda, cüjun, cüjun, cüjun

Il Brandacüjun era un piatto di nicchia dell’estremo ponente ligure. Una trentina d’anni fa bisognava andare ad Isolabona, nell’entroterra di Ventimiglia dalla trattoria Piombo per degustarlo. Per chi non lo conoscesse si tratta di stoccafisso bollito unito a patate bollite, prezzemolo, pinoli e olio extravergine d’oliva messi in una pentola con coperchio che un uomo seduto teneva tra le gambe e sbatteva fino a renderlo un composto omogeneo, morbido e dal sapore delicato. Il nome da “branda” sbattere e “cüjun” che non ha bisogno di traduzione. Bene questa prelibatezza nel giro di pochi anni ha invaso tutte le tavole dei ristoratori della provincia ma dell’originale di Isolabona ha mantenuto solo il nome, frullato, con aggiunta di latte o di burro, con baccalà al posto dello stoccafisso. Roba da turisti mordi (ingoia) e fuggi. Per questo è sempre una piacevole sorpresa quando ne trovi uno fatto come dio comanda. Il ristorante “La Casetta” (di nome e di fatto) in Imperia, Liguria, locale un po’ da bambole dove il bianco predomina ha questo pregio, i piatti sono di ottima cucina ligure senza inutili ricercatezze e contaminazioni.   Ottimi antipasti misti di mare impreziositi da un’ostrica. Ottimo il pesce al forno (un sarago) che per chi se ne capisce è uno dei pochi pesci che non può essere allevato e quindi di freschissimo pescato locale. Buoni i dolci e cantina fornita. Un piccolo appunto: La presentazione dei pesci da cucinare al tavolo e la sfilettatura dei medesimi in bella vista sarebbe un ulteriore salto di qualità da grande ristorazione. Prezzi adeguati.

IL PULLMAN ALL’IDROGENO


Come si fa a spendere tre milioni e seicentomila euro per sei autobus a idrogeno inservibili perchè non è stato previsto come rifornirli di carburante quando si ha una delle linee filoviarie migliori d’Italia. Si aveva perchè non solo non si investe ma non si ripristinano neanche i tratti rimasti isolati alla rotonda di Rossat e quella dal Comune di Taggia. Io saprei dove mandare il consiglio di amministrazione. in un posto molto fresco!

aujourd’hui on scannerise


estate

estate

aujourd’hui on scannerise

Sicilia

Sicilia

sanremo 1962

sanremo 1962

intimità

intimità

aujourd'hui on scannerise

Ah Paris, Paris, Paris

Ah Paris, Paris, Paris

aujourd’hui on scannerise.

QUANDO A SANREMO VENIVANO I RICCHI

QUANDO A SANREMO VENIVANO I RICCHI

C’era una volta la Mortola.


LA MORTOLA

LA MORTOLA

LA MORTOLA E’ ANCORA QUI’

C’era una volta la Mortola. Da ragazzi una gita fino alla Mortola per fare il bagno in una di quelle calette un po’ appartate che i “furesti” evitavano perché ritenute sporche e invece sono solo coperte da uno spesso strato di alghe era una di quella avventure che poi si raccontavano agli amici. Specialmente quando andava bene e c’era anche la ragazza a sdraiarsi sull’asciugamano bianco poggiato su un letto che era meglio di quelli di piuma. Per non parlare quando, con la scusa della grigliata sulla spiaggia, si riusciva a coinvolgere le compagne nel mitico “bain de minuit” che io ci ho perso il mio bel costume a quadrettini gialli e neri. In crisi di nostalgia ci sono ritornato. Proprio quella caletta dopo la prima galleria, subito sotto la punta del cannone e che si raggiunge attraversando il ponte sulla ferrovia.  Il posto visto da lontano è sempre uno dei più belli della Liguria. Una foresta di pini marittimi che scende fino a lambire un’acqua che pare di essere in Corsica. Da lontano. perché basta lasciare la strada asfaltata e si discende in una discarica a cielo aperto. Attraversato il ponte la pineta è in condizioni migliori ma popolata di inquietanti personaggi che incontri fermi sul sentiero o che spuntano da dietro un cespuglio e ti guardano in silenzio. Arrivato sulla spiaggetta, sempre stupenda, alcuni nudisti, tutti maschi. Dritti sulle alture come indiani vedette a controllare il territorio. E fin qui si poteva anche considerare colore locale ma poi sono arrivati i francesi. Mi sono trovato in un raduno di coppiette di omosessuali la cui disinvoltura era decisamente provocatoria. Ciliegina sulla torta, il mare che era un cristallo azzurro, pullulava di motoscafi e barche a motore. Un bestione stile ferro da stiro con lei in microslip e lui con pancia di ordinanza si è ormeggiato, pardon, ha parcheggiato a meno di venti metri dalla riva.

La domanda che sorge spontanea è: dobbiamo abbandonare il territorio ai francesi perché lo trasformino in un lupanare a cielo aperto e ai marinai di terra ferma che ci parcheggiano i loro natanti o lo ripuliamo e lo frequentiamo godendone le bellezze come una volta?

E le forze dell’ordine stanno a guardare.

A.I.

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