Archivio dell'autore: nandorimugi

FORMICHE


Era una splendida mattinata, il sole già alto in un cielo color cobalto. Carlo in strada procedeva a testa bassa come al solito. Non era un tipo depresso o ingobbito dagli anni, semplicemente con il massimo scrupolo stava attento dove metteva i piedi eppure era già in ritardo ma esperienze passate lo inducevano a questa maniacale attenzione. Non che fosse preoccupato per il ritardo, il lavoro se così si può chiamare era più che altro un impegno di alcune ore cui era obbligato a sottostare, a detta di certi cervelloni per mantenere il suo equilibrio mentale. Camminava dunque a passo lento quando un luccichio dall’altra parte della strada per un attimo gli fa distogliere lo sguardo. Tornando a guardare immediatamente dopo il marciapiede con terrore vede la sua scarpa alzata su una dannata formichina che solitaria se ne andava a spasso per i fatti suoi. Fortunatamente riesce a bloccarsi maledicendo quel bagliore che lo ha distratto e riesce a compiere una piccola deviazione attento che la scampata vittima non avesse altre amiche al seguito. Per fortuna viveva in città e la cosa lo tranquillizzava un pochino, sì, c’erano le mosche ma non erano un problema mentre assai pericolose erano vespe e api. Le api in particolare erano assolutamente da evitare, per fortuna in città la carenza di cibo le rendeva assai rare. Pensava, camminando che infondo la vita non era poi così grama, per esempio le zanzare erano state sconfitte da oltre venti anni dopo lotte con ogni mezzo e tutta la tecnologia allora disponibile. Con i topi dopo anni di guerra totale si era giunti ad un armistizio, una pace armata interrotta ogni tanto da incursioni con saccheggi e distruzioni regolarmente comunicate alla popolazione perché prendesse le precauzioni raccomandate dalle autorità. Un piccolo brivido al pensiero di una gita in campagna con una comitiva di colleghi di quattro anni prima, mai ripetuta in seguito. Era una visita studio ad una piccola fattoria a pochi chilometri dalla città. Una delle poche fattorie in attività monitorata costantemente per verificare se poteva essere replicata magari in scala maggiore e diffusa in altre località. All’arrivo tutto era normale, il titolare gioviale e untuoso ci precedeva nella visita alle mucche da latte quando all’ingresso ci troviamo 20 vacche disposte fianco a fianco che ci impediscono di entrare.                                                                                                                                                                                          (continua)

Ristorante SANTO SPIRITO Molini di Triora (Imperia)


Non, je ne regrette rien

La prima impressione è buona, come entrati non ti imbarazzano con la fatidica frase: Avete prenotato? con seguente gesto sconsolato se dite di no accompagnato da sguardo panoramico sulla sala ancora vuota. 

Il ristorante è storico, demolito dai tedeschi nell’ultima guerra e ricostruito. E se non fosse per un grande televisore al plasma a parete, sembrerebbe di essere ripiombati negli anni ’50. Due grandi sale dove lo sguardo spazia su decine d apparecchi radio d’epoca, quadri, manifesti, bacheche con ritagli di giornale e musica di sottofondo che ci accompagnerà per tutto il pranzo: Non, je ne regrette rien di Edith Piaf.

Servizio professionale da ristorante, antipasti caldi e freddi dichiarati tipici liguri scarsini e che più che liguri sembravano piemontesi, con quelle fruttatine, vol au vent e panicia di ceci. Clientela varia: bickers in pelle, indigeni locali, turisti inglesi vegetariani. Volendo stare leggero causa poco appetito ho ordinato trippe e fagioli con seguito dopo lunga e piacevole conversazione con l’ anziana proprietaria di gran piatto di lumache (specialità della zona). Dolce e caffè e grappino finale spesa 25 euro a testa. Come è andata? Merita più il posto che il cibo, comunque je ne regrette rien, “a me piacque”.

PENSIERO OTTIMISTA 2017 Dalla vasca da bagno


– Dopo tante merde, finalmente uno stronzo!

MOSTRA A SANREMO

DA SANREMONEW. IT Sanremo in fiore


da SANREMONEWS. IT

http://www.sanremonews.it/2017/03/12/leggi-notizia/argomenti/eventi-1/articolo/sanremoinfiore-in-diretta-dal-percorso-le-piu-belle-immagini-dal-percorso-dei-carri-fioriti-v.html

FESTIVAL DI SANREMO dead man walking


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Il Festival di Sanremo dopo una infanzia gracile è cresciuto grazie alla televisione a  forza di ricostituenti ma con scarsi risultati e dopo qualche anno dove sembrava rinvigorito è seguito un lungo declino che si trascina fino ad oggi dove come malato terminale solo le flebo lo tengono in vita. Già negli anni 50 era lo specchio di un tipo di canzoni dove sentimenti strappalacrime la facevano da padrone nel migliore clima democristiano. Poi c’è stato un guizzo di vivacità con l’ avvento degli urlatori cui sono seguiti professionisti di tutto rispetto. Il top è stato raggiunto con la felice idea di abbinare a cantanti italiani cantanti stranieri spesso molto più noti  e bravi che cantavano la stessa canzone in concorso nella loro lingua. In quell’ epoca il festival diventava evento internazionale e i paesi dell’ Est conoscevano le canzoni Italiane e le ricordano ancora adesso. Finito quel periodo è cominciato un declino inesorabile che procedeva pari passo con l’ingerenza sempre più massiccia della Rai e declino o abbandono delle case discografiche. Alla fine il Festival invece di proporre novità si è adagiato su una linea conservatrice melodica: cuore, amore , dolore, sia nei cantanti sia nei conduttori. Risultato nessuno si ricorda non solo le canzoni del festival precedente ma neppure il vincitore. Ora  è solo un evento televisivo che si chiama Festival di Sanremo ma potrebbe benissimo essere fatto anche a Cinisello Balsamo. Quest’ anno con l’eterno Carlo Conti e la De Filippi possiamo recitare  il de profundis perché non c’è più speranza.  I soliti vecchi cantanti riciclati e ragazzotti di Amici, tanti ospiti televisivi e il prodotto è bello confezionato per il loculo. Amen

PENSIERI DALLA VASCA DA BAGNO


Quando un uomo di 70 anni dice:”vado a trovare gli amici”  AL 90% sta andando al cimitero.

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Nemo propheta in patria


LIBERESO GUGLIELMI IL GIARDINIERE DI CALVINO di Ippolito Pizzetti

Quando, come dicevo, sono venuto a Sanremo dall’Inghilterra, naturalmente mi hanno dato una carretta per portare letame…..Il Comune di Sanremo……bello eh? Venivo da un Orto Botanico, creavo un giardino qua a Sanremo….no, mi danno la carretta!

 

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…..Io ho fatto una proposta ancora più semplice: noi abbiamo monte Bignone, 1200 metri.C’era una funivia bellissima che da Sanremo ti portava  a monte Bignone  dove c’erano due alberghi, poi si sono rovinate un po le corde. In qualunque parte del mondo sarebbe un sogno : a 40 minuti dal mare. La gente fa il primo tratto  Sanremo- campo di golf- e se vogliamo andare a  giocare a golf, c’è la stazione della funivia – e poi da San Romolo che è una località dove ci sono tutte le villette come fosse, non so, la Svizzera, va a Bignone  con un solo palo di 300 metri: stupendo!  Bè, si sono rovinate le funi….

 

 

ULISSE,LA SCOPERTA


A dire i vero la scoperta è solo mia perché il ristorante esiste da anni solo che chissà perché mi dava l’idea di quei posti un po’ pretenziosi nell’arredamento quasi sempre fuori centro e me lo vedevo pieno di gente vestite a festa, macchine tirate a lucido, sposi, e riso per terra. Comunque a un pranzo di mezzo giorno non c’era riso ne matrimoni ma un comodo parcheggio – giardino e un decoroso salone. Menù tradizionale abbastanza vario, buona lista dei vini, e scelta dei dolci, Personale cortese e prezzo in linea. Fine. E no! 150 recensioni su TripAdvisor  mi sembrano più che sufficienti per capire come si mangia ma si parla sempre troppo poco dell’ambiente.   E qui   siamo a due passi della Francia e a volte sembra di essere in Brianza. Pareti rivestite in boiserie scura , tappezzerie a disegni anch’ esse su tonalità scure e poi tovaglie, tovaglioli, rivestimento sedie in unico colore sul giallo-ocra e vetrata bianca in stile inglese doppivetri-alluminiolaccato. E l’arredo sarà costato pure una bella cifra ma siamo al mare e cosa c’è di più bello del bianco, l’azzurro, qualche tocco di colore vivace. In Francia non si capisce perché anche il più scalcinato locale ha sempre un’atmosfera che ti fa sentire in vacanza. Una raccomandazione, se venisse in mente di cambiare arredo tenete quei stupendi centro tavola stilizzati con fiore di papavero rosso vivo, farebbero un figurone su una tovaglia candida.

Argyropelecus hemigymnus


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L’Argyropelecus hemigymnus che per comodità chiameremo famigliarmente Argy è un pesce di circa 6 centimetri che vive in mare grandi profondità e emette una luminescenza rosa. Argy, nasce, cresce, si accoppia, ha dei figli e infine muore in un mondo assolutamente buio ad oltre tremila metri di profondità.

Bene, immaginiamo che Argy sia un essere intelligente con cui un umano infilato in un batiscafo potesse instaurare un dialogo e immaginiamo che costui tentasse di spiegargli il mondo emerso, raccontandogli degli alberi, i prati, le montagne, la neve, il cielo il sole, le stelle. Cosa capirebbe il povero Argy? Quali similitudini e raffronti la sua esperienza potrebbe adottare? Alberi = grandi alghe , uccelli = pesci dotati di pinne molto sviluppate, neve boh, sole = enorme pesce luminoso, Colui che Giudica Tutti i Pesci Luminosi quando terminata la vita acquatica questi si presenteranno a LUI.

Praticamente un dialogo di assoluta incomprensione dove Argy confuso e frastornato giungerebbe alla conclusione di aver incontrato Colui che Porta i Pesci Luminosi nel Mare Oscuro dove resteranno a patire per l’ eternità.

Ora, lasciamo da a parte l’ Argy degli abissi terrestri e immaginiamo un suo simile molto evoluto abitante negli abissi del mare di un pianeta di una lontana stella.

Argy2, con i suoi compagni per sete di conoscenza e spirito di avventura, adocchiato un pianeta che sembra abbastanza simile perché a parte alcune aree inospitali ha una grande estensione liquida che potrebbe ospitare della vita, magari in forma ancora unicellulare, decidono di andare a dargli un’occhiata da vicino. Partono con una astronave a tecnologia molto avanzata: rigeneratori di acqua (essenziali), cibo e conforti vari e dopo un lungo viaggio si stazionano nell’orbita terrestre per scandagliare il posto migliore dove scendere. Dopo molte orbite in cui ispezionano pinna a pinna tutto il pianeta comprese le zone inospitali, solo per interesse scientifico, dove hanno visto altre aree ricoperte di liquido ma di scarsa rilevanza, trovato il punto più adatto (Fossa delle Marianne), vi si tuffano raggiungendo in breve il fondo. Qui Argy2 non solo trova la presenza di vita ma addirittura esseri simili a lui, anche se in una fase evolutiva arretrata di migliaia di anni. Dopo un breve stazionamento l’ astronave riprende la via del ritorno e Argy2 felice stende un rapporto in cui descrive la Terra come un pianeta dove i suoi simili troveranno condizioni favorevoli per passarvi una vacanza o per trasferirsi, e magari crescere i propri figli cedendo agli indigeni parte della loro conoscenza.

In fondo gli uomini sono un po’ come Argy e Argy2, conoscono abbastanza bene il loro mondo ma chiedere di descrivere l’ Universo e come chiedere di descrivere un tramonto a un Argyropelecus hemigymnus. E, per la mentalità di un Argy2, non siamo neanche degni di interesse.

Questo dovrebbe farci meditare sul fatto che ci riteniamo la razza dominante solo se lo sguardo si ferma al sistema solare ma come per l’ Argy della Fossa delle Marianne che ne sappiano di un pianeta che ruota intorno ad una stella della galassia di Andromeda e eventuali suoi abitanti?

Per consolarci pensiamo che siamo un tutt’uno con il pianeta in cui viviamo e per qualche oscura combinazione evolutiva in grado meglio degli altri esseri viventi di ragionare, programmare e costruire e, come tutti molluschi, vermi, uccelli, pesci mammiferi, possediamo l’istinto di riprodurci, cercare nuovi territori per far vivere meglio i figli in una ricerca che non ha fine, come per l’albero che disperde i semi nel vento affinchè li porti più lontano possibile a germinare. La Terra è ormai come un frutto maturo, fatica a contenere i sui semi, è ora che questi si disperdano in cerca di nuovi spazi. La natura ci ha fatti così, prima o poi si comincerà a lasciare questo pianeta in cerca di nuovi spazi e nuove risorse. E forse tornerà l’Età dell’Oro e le attuali guerre piccole scaramucce dimenticate per sempre.

Contadinella con cesto di funghi (Lenci)


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Tre Grandi Cocomeri per la felicita’ di Linus


Da alcuni anni la linea filoviaria Ventimiglia – Sanremo – Taggia gioiello ecologico dei trasporti pubblici è interrotta alla rotonda di Rossat perchè in quel tratto non è stata ripristinata la linea aerea ma quel paese virtuoso di Taggia ha pensato bene di spendere soldi per i tre giganteschi cocomeri arrugginiti che campeggiano al centro del quadrivio. Foto da Youreporter.

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occhio all’ etichetta!


A me piace il chinotto. Sono anni che compro Chinò Sanpellegrino “con chinotti di Sicilia” come scritto sulla lattina. Oggi per caso leggo gli ingredienti: Estratto di chinotto 0,05%. Non 5%, neanche 0,5% ma 0,05% ! Probabilmente ne trovavo di più leccando la lattina! Conclusione, sono anni che compro e bevo acqua gassata, colorata e zuccherata! COLPA MIA CHE DIMENTICO SPESSO DI LEGGERE GLI INGREDIENTI DI QUELLO CHE COMPRO

Chinotto di Sicilia

Chinotto di Sicilia

 

Pensieri dalla vasca da bagno


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…e anche quest’anno i soldi delle vacanze se li è presi lo Stato ma peste che mi abbia mai mandato una cartolina!

 

IL DEHOR DEL MARINAIO (benestante)


Sul porto vecchio Via Nazario Sauro questo nuovissimo ristorante (ma i gestori sono gli stessi del ristorante Osteria del Marinaio di Piazza Bresca), allineato come gli altri lungo il muro dell’ex ferrovia ora pista ciclabile salta subito all’occhio per la raffinatezza dell’ambientazione messa maggiormente in risalto dalla “normalità” della concorrenza. Giocato tutto sui bianchi e azzurri sembra di essere sotto il tendalino di uno yacht di lusso con davanti il passeggio. Camerieri impeccabili e servizio di classe. In due, alle 8 e 30 senza prenotare come da consuetudine, flute di benvenuto, antipasto 5 ostriche a testa e secondo una orata scelta dalla moglie tra i pesci in bella vista da cucinare alla ligure e infine dolce con gelato al mandarino cinese con frutti di bosco il tutto innaffiato da un buon pigato. Beh abbiamo mangiato bene, il pesce era freschissimo fatto vedere da cotto, sfilettato, guarnito e con testa in piattino a parte (finezza che capiamo noi indigeni). Unico appunto, nella guarnizione del pesce noto con orrore insulse olive nere snocciolate! A Sanremo! 7 Km da Taggia mi togli il piacere del gusto amarognolo di una delle più famose olive d’Italia? Mannaggia Chef!   Il conto mi ha ricordato quello di un aperitivo preso in un famoso bar di Venezia frequentato da un ancor più famoso scrittore americano. Stesso piccolo mancamento ma insomma non saremo a Saint Tropez a pranzare con personaggi famosi ma nel tavolo accanto c’erano due bionde bianchissime con micro pantaloncini e altrettanto micro minigonna. E il conto? Non me lo ricordo più.

 

GELATERIA VECCHIA MATUZIA o il profumo dei limoni


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E’ estate parliamo di gelaterie e per me gelato significa solo crema e frutta: Non ci penso nemmeno ad assaggiare improbabili composti dai colori e nomi esotici. E la mia lingua non si fa condizionare da marchi blasonati o più o meno in voga. Un gelato alla frutta deve conservare e anzi valorizzare il gusto della frutta e per ottenere questo risultato essere confezionato da pochissimo tempo e con frutta freschissima. Io adoro il gusto limone specie quando fa particolarmente caldo e so e il sapore conferma, se è fatto con i meravigliosi limoni di Sanremo per cui era famosa prima dell’ avvento della floricoltura. Infine un consiglio: chi si lamenta del gelato alla fragola, lampone o limone “acquoso” (TripAdvisor) lasci perdere la Gelateria Vecchia Matuzia, la città è piena di gelaterie con cestelli di gelato alla frutta belli gonfi e cremosi!

 

MOVIMENTO AL FEMMINILE


IDEE CONFUSE


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Crederò nel CREATIVISMO quando la Barbie di mia figlia prendendomi sotto braccio dirà:- Che si fa sta sera, usciamo?

Crederò nell’EVOLUZIONISMO quando vedrò una formica portare un chicco di grano con una carriola.

Scienza, religione e pensiero disteso


Non so voi ma io sono un integralista, adoro la vasca da bagno e odio la doccia. Distinguo anche l’umanità tra doccisti e vaschisti e so che  gli adepti delle due fazioni non si capiranno mai avendo una visione della vita diametralmente opposta. Naturalmente integralista ma non fino al punto da non accettare che qualcuno per necessità si metta sotto una pigna forata per togliersi di dosso un po di sporcizia e anche a me è capitato di stare alcuni minuti sotto una cascatella d’ acqua o fare una doccia in mancanza di meglio. Ma nessuno potrà convincermi BBAVC00001-vasca-da-bagno-freestanding-VICTORIA-01[1]che stare in piedi sotto un getto d’acqua sia più piacevole  di un bel bagno caldo in una vasca accogliente. Immaginereste un “duro” come Silvester Stallone mollemente adagiato in una comoda tinozza? No! Lui e tipo da doccia dove può mostrare pettorali ormai alquanto mosci e comportamenti  da doccista: azione. coraggio. intraprendenza, spregiudicatezza. Pigliate invece un vaschista: e non me ne viene in mente uno!  Perchè i vaschisti sono riservati, non ostentano, e sono contemplativi. Me per esempio, opposto di Stallone in tutti i sensi sto a mollo con grande piacere e il sangue caldo fluisce nel cervello andando ad irrorare chissà quali meandri e la mente si apre sui massimi sistemi, scienza, religione, chi sono, dove vado, quando ci vediamo, la luce, le galassie, piramidi, un caleidoscopio di pensieri che sotto la doccia si ridurrebbero a chiedersi: – come posso raccogliere la saponetta senza battere la testa? Io chiamo questo stato di grazia ” meditazione del pensiero disteso” che si manifesta alla massima potenza in ammollo ma funziona altrettanto bene nel letto specilmente dopo l’ una e mezzo di notte dopo una cena a base di impepata di cozze.

VILLE, ALBERI, GIARDINI


Giardini di Villa Nobel

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